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chamberwho chamberlainn [chiocciola] gmail.com
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mi chiamo piero e faccio il peggior lavoro del mondo. se lo dico è perché so di cosa parlo.
dovrei avere trent'anni, ma ho perso i genitori che ero piccolo e quindi ho l'età che mi dicono di avere. in ogni caso di anni me ne sento cinquanta. non so come ci si senta a cinquant'anni, ma se ti fa sempre male la schiena, la vista si appanna ogni gradino che sali, e il respiro si accorcia pericolosamente giorno dopo giorno, allora ho cinquant'anni. faccio il peggior lavoro che possa esistere, lavoro per gente che disprezzo profondamente, ma di questi tempi c'è poco da fare gli schizzinosi, mi pagano bene e sono difficilmente sostituibile. dove lavoro infatti sono l'unico con la mia mansione e sanno benissimo che trovarne un altro disposto a fare per loro quello che faccio è praticamente impossibile, quindi cerco di sfruttare il mio potere contrattuale. di base sto in via bellerio, a milano, ma il mio lavoro consiste nel girare continuamente, senza mai un giorno di riposo, niente sabati, niente domeniche, niente feste comandate. devo essere sempre pronto, e basta un piccolo errore, un ritardo, perché le conseguenze siano disastrose. odio il mio lavoro, dicevo, e quando rientro a casa sono più le volte in cui penso di essere l'ultima merda sulla faccia della terra, quella che nessuno vuole schiacciare, di quelle in cui sono felice per avere evitato che qualcuno combinasse l'ennesima cazzata. i miei capi lo sanno, e sanno che devono farmi bastare per tutti, quindi mi spediscono dove servo senza andare troppo per il sottile. ma non riesco a fare tutto da solo e anche quando capita che ci riesca è un lavoro inutile. e allora mi lamento, faccio presente che non possiamo pensare di andare avanti così ma il ritornello è sempre il solito, ti paghiamo bene? stai zitto e non rompere troppo i coglioni. succede che chi ha un problema da risolvere, ovunque egli si trovi, a qualunque ora del giorno e della notte, chiama via bellerio e dice: "mi serve piero oggi alle quattro a roma", "mi serve piero alle 4 e mezza a rovigo per un piano regolatore", "mandateci piero subito al paese di lorenteggio sul minchio che dobbiamo intitolare una strada", e piero cosa fa? corre come un cretino, una trottola senza dignità, vola a rovigo, a lorenteggio e poi a roma. piero fa quello che può, perché ogni nuovo dipendente che mi viene presentato e con cui devo lavorare è una sventagliata di mitra sulla mia autostima. ma il vero casino è a roma, lo ripeto ogni santo giorno “da solo non ce la posso fare, siete troppi e siete gente che non è abituata a trattare con quelli come me, ho bisogno di personale per raggiungere uno standard minimamente accettabile”. mi scrutano perplessi, abbozzano e se ne vanno. così mi guardo allo specchio, mi chiedo cosa mi trattenga dal mandarli tutti affanculo lasciandoli in balìa di certi sommovimenti intestinali che qualcuno scambia per idee, ma dura cinque minuti. poi mi attacco al collo di una bottiglia, mi drogo, chiamo una escort, penso a tutti i soldi che mi pagano, e sono pronto per un'altra giornata di lavoro. la solitudine mi uccide, e non crediate che non lo sappia, il centocinquanta per cento di quello che riesco a produrre sono robe che non stanno né in cielo né in terra, la padania, il dio po, i longobardi, ma ormai sono anestetizzato e quando mi chiamano io rispondo, e produco. all'interno dell'azienda esiste una gerarchia precisa, un rigido protocollo da seguire. per quelli che comandano devo essere disponibile ventiquattro ore su ventiquattro, sono quelli che ne hanno più bisogno, mentre per gli altri c'è una turnazione decisa a caso dai vertici. lunedì vai da tizio per dieci minuti, da caio mezz'ora, a seconda della complessità dei casi. anche se poi ci sono quelli strani, uno in particolare che ha la fissa di pulire i sedili dei treni e che accetta di incontrarmi a patto che io rimanga assolutamente fermo. e restiamo lì, immobili, anche per un'ora. una specie di perversione, penso io. ma anche in questo caso il denaro è il lavacro della mia coscienza. un tempo lavoravo quasi sempre con uno che doveva essere il grande capo ma che poi ha avuto grossi problemi di salute, così hanno deciso che la situazione era irrecuperabile e, vista la carenza che c'era in giro, sarebbe stato lavoro sprecato mandarmi da lui. io la differenza tra il prima e il dopo non è che l'abbia notata, ma c'era gente che piangeva e si disperava, e mi son detto che forse ero io che non capivo. c'è anche da dire che la nostra è una clientela che non ama le sottigliezze, quindi spesso il nostro lavoro non viene minimamente percepito, anzi diventa un elemento di disturbo. un tempo avevo un collega, ma non ce l'ha fatta a sopportare la frustrazione di un lavoro così inutile, così ha tentato il suicidio. vorrei smettere, ma non riesco a farlo. nel profondo mi illudo che anche quel poco che riesco a fare possa servire a evitare il peggio. anche i miei genitori lavoravano in politica, ma erano altri tempi. il mercato tirava e la domanda era altissima. loro lavoravano per uno dei capi del partito comunista, un certo berlinguer. cazzo, quello sì che era lavorare. erano milioni e giravano vorticosamente dalla mattina alla sera, si ammazzavano di lavoro, ma quando tornavano a casa erano felici. purtroppo sono morti sul lavoro ma fu quel giorno che decisi di seguire le loro orme. certo, se avessi immaginato di finire come sono finito mi sarei dato al calcio, strapagato per tenere quattro cazzo di schemi in testa per un'ora alla settimana, il nome dei compagni di squadra, il colore della mia maglia e la differenza tra le taglie di reggiseno europee e quelle brasiliane. un mio amico ha lavorato con cristian vieri, dice che non si è mai riposato così tanto. ma la passione ha avuto il sopravvento. ho cominciato a cercare lavoro, ma sono arrivate tangentopoli, la crisi dei partiti, berlusconi, forza italia e improvvisamente siamo diventati dei pezzi da museo, sostituiti nei posti chiave dai testosteroni e dai villi intestinali, gente che lavora veramente con il culo. trovare un posto è diventato quasi impossibile ed è solo grazie a qualche vecchio amico democristiano che ancora frequentava l'ambiente, e con qualche debito di riconoscenza verso i miei vecchi, se mi hanno preso in via bellerio. mi pagano molto bene e, come avrete capito, è l'unica ragione per la quale ho accettato. ci hanno messo due anni a capire cosa fossi. pensavano fossi il seme crio-conservato di berlusconi, per creare il prossimo leader della coalizione. oggi mi conservano in un caveau blindato a prova di ladro e spesso vengono comitive di iscritti a visitarmi. come restano a bocca aperta quando mi vedono, riesco a leggere sui loro volti lo stupore e la meraviglia per avere osservato qualcosa che non si credeva neppure potesse esistere. ma questo non basta per vincere l'inconsolabile frustrazione, la solitudine, quell'impressione di girare a vuoto che ti consuma lentamente. spero che i minatori dimenticati da dio a estrarre grisù nelle viscere della terra non si offendano, ma io non ho alcun dubbio: essere l'unico neurone funzionante di tutta la lega nord è veramente un lavoro di merda. il peggior lavoro del mondo. 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