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chamberwho chamberlainn [chiocciola] gmail.com
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il peggio è passato. per noi, intendo, non per loro che continuano a morire, a sparire, ad andare in fumo. si sta diffondendo quella forma di eutanasia dolce da politica reale che, dopo qualche giorno di titoli sparati in prima pagina, cerca di riconfigurare la normalità. ma in questo caso è una normalità fasulla, posticcia. laggiù in persia la gente continua a ribellarsi e continua a pagare con il sangue la scelta avventata di avere dei diritti da rivendicare.
forse qualcuno si è già messo il cuore in pace sulla repressione, le violenze, la gente scomparsa, le torture di massa. forse perché la violenza di un regime è direttamente proporzionale ai litri di sangue che si riescono a mostrare su uno schermo, agli spari, alle budella incenerite. oscurate le immagini, terminate le corrispondenze, niente più filmati, circolare, non c'è niente da vedere. ahmadinejad torna lentamente ad essere il volto iraniano sui quotidiani italiani, dove già si elabora il lutto e si discute della libertà di espressione e della censura. niente più carceri zeppe di giornalisti torturati, ma solo quanto è figo twitter. solo che dietro ogni twitter, dietro centoquaranta caratteri, c'è qualcuno che oggi potrebbe non esserci più, scappato, ricercato, rinchiuso; qualcuno che è stato probabilmente pestato a sangue perché beccato a scrivere quei centoquaranta caratteri che hanno un peso specifico diverso rispetto a tutti gli altri.
quello che non deve restare è l'impressione che contino solo i centoquaranta caratteri, e non tutti quelli che si nascondono per poterli condividere con noi. e che non sarebbero molto felici di sapere che mentre loro rischiano la vita, noi discutiamo amabilmente di quanto sia figo fare la rivoluzione ai tempi di internet. hasta la victoria siempre. "(...) la crisi iraniana non è un wargame, ma figli che scompaiono nel nulla, fratelli torturati dai miliziani, fidanzati segregati a Evin, sorelle martirizzate dal proiettile di un cecchino (...)" Commenti
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