Uno fa un gol così e pensa che non può morire.
Uno di quei gol che fanno venire giù uno stadio, una città intera.
Quei gol che poi con il tempo diventeranno leggende metropolitane, fotografie da incorniciare, litigi in un bar, trasformandosi in quei paradigmi che rendono un’epoca irraggiungibile, nell’ultima parola in una discussione su quando si stava meglio, quella che manda tutti a casa.
Sono quei gol che vanno oltre il gesto tecnico perché sono gol in cui la palla viene spinta in rete da dieci, venti, cinquantamila persone, da quell’emozione che cavalca inarrestabile e cresce dilatando il torace e trasformandosi in un grido strozzato e in un’energia che ti spinge verso il campo, migliaia di grida che diventano una e che si fanno sempre più alte fino a seccarsi in un silenzio improvviso nell’istante in cui il pallone si stacca da quel piede ed inizia il suo cammino geometrico verso il fondo della porta. E tutto resta sospeso.
Uno fa un gol così ed impazzisce, inizia a correre sempre più forte e cerca di esplodere e quando in quegli istanti di follia soffocante si rende conto che gli uomini sono di carne ed ossa e che gli uomini non esplodono, si libera di tutto quello che gli rimane addosso, come a tentare di perdersi in qualcosa di più grande, di elevarsi e di strappare quel pezzo di immortalità che quando fai un gol così a vent’anni credi che sia tua e di nessun altro. E allora corri più forte, fino a quando vieni travolto dai compagni che si aggrappano a te ed al tuo momento e magari tu non li vorresti, vorresti vedere se ti riesce di volare ma loro ti trattengono, ti strappano, anche a loro in fondo spetta quel pezzettino di immortalità. E ti fermi, ti guardi intorno, cerchi gli sguardi della gente perché la cosa meravigliosa di giocare in uno stadio è che, se vuoi, le persone le puoi guardare tutte in mezzo agli occhi, e lì capisci che forse ce l’hai fatta.
E che potresti finire lì, come se la gente di quello stadio fosse l’ultima cosa della tua vita.
Uno fa un gol così e pensa che, magari, potrebbe anche non morire. Mai.
