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non c'è dubbio che chiedere ai professori meridionali di conoscere i nomi degli affluenti del po, l'editto di rotari, le condizioni atmosferiche favorevoli alla formazione della nebbia e la ricetta della panada, costringendo invece i poveri professori del nord a studiare secoli e secoli di storia, di arte e di cultura siciliana, toscana, umbra, sia decisamente anticostituzionale.
blaterato da chamberlain75
nelle categorie lega lombarda, esame di dialetto, cultura regionale alle ore 14:52 | link
| commenti qualcuno da queste parti sostiene che la distinzione tra sicurezza percepita e sicurezza reale non lo ha mai convinto. e che se un cittadino dice di non sentirsi sicuro, evidentemente non lo è. un po' come dire che il presidente gli stati uniti passa il suo mandato preparando il paese ad una guerra intergalattica, visto il numero di cittadini americani convinti che a roswell sia veramente precipitato un alieno.
una città come brescia, che ha accolto per decine di anni migliaia di stranieri finiti regolarmente a fare il fatturato delle fabbriche delle valli, spesso scaricati in quella voragine di insicurezza e vessazione che è il lavoro nero, ma altrettanto spesso regolarmente assunti come i lavoratori italiani, con uno stipendio, una casa, una famiglia, si trova ora a dover fare i conti con un'intolleranza e un'insofferenza che si diffondono a macchia d'olio e che fanno lentamente ripiegare la città su se stessa, fino a quando non si ritroverà le palle in bocca, e allora ci sarà da divertirsi. la paura è debolezza, la paura è la via per il lato oscuro, la paura conduce all'ira, all'odio e l'odio conduce alla sofferenza. non serve sapere di filosofia per capirlo, basta guerre stellari. non si vuole che certi quartieri si trasformino in una casbah, dice l'ipocrita per nascondere il fastidio nel vedere quelle razze che si intrecciano, che conquistano spazio vitale e che infastidiscono le nostre radici italiane. piazze che si riempiono di gente che parla, che discute, mentre i nostri connazionali se ne stanno chiusi in casa davanti alle televisioni e a grattarsi con soddisfazione le proprie radici pelose. che non si capisce più quali siano, visto che il centocinquantenario dell'unità d'italia verrà fatto passare in sordina perché gli omini verdi perseverano nel cercare di farci ingoiare questa vaccata della padania, del nord, dei lombardi. arriverà un giorno un fantozzi ragionier ugo di turno che salirà sul palco e, togliendosi vent'anni di rospo in gola, griderà alla piazza: per me, la padania, è una cagata pazzesca. il problema è che se non ci muoviamo a fare qualcosa, ci finiremo sommersi da questa cagata pazzesca. blaterato da chamberlain75
nelle categorie brescia, immigrazione alle ore 14:36 | link
| commenti (1) una spiaggia normale è un luogo ideale per chi ha una bassa stima di se stesso/a e vive trecento giorni all'anno lasciando montare il terrore dell'istante in cui dovrà lasciare i vestiti in cabina e presentarsi davanti al plotone di esecuzione del pubblico da spiaggia. la prova costume uccide per vie traverse più dell'alcol.
culi bassi, seni afflosciati, ventri sporgenti, carni che sembrano sciogliersi al sole, niente a che vedere con quello che ci si trova di fronte per trecento giorni all'anno in televisione e sulle riviste. la spiaggia è il posto ideale per rendersi conto che c'è un mondo là fuori e quel mondo ci assomiglia più di quanto potessimo sospettare. qualche tentativo molto ben riuscito di velina, una serie indistinta di ragazze naturalmente difettose, truzzi, tronisti, bagnini, grassi, magri, vecchie incartapecorite da dieci lustri di sole cocente, tante famiglie. mamme con bambini di pochi mesi che difficilmente potrebbero stare sulla prima pagina di vanity fair, per il semplice fatto che non ci sarebbe più spazio per il nome della rivista, cellulite virbante, spalle strette, uomini che vanno dall'insignificante al brutto, peloso bruttisimo. una spiaggia normale è un luogo meraviglioso dove rimettersi in pace con sè stessi e pregustare senza sensi di colpa fiumi di birra, quintali di kebab e bidoni di mojito per gli anni a venire. la trilogia della frontiera di cormac mccarthy
"secondo me se uno lavora non è che poi puoi andare a rompergli i maroni per quello che fa alla sera, tipo a te nessuno ti viene a dire che esci con la lusetti dopo che esci dal lavoro, no?"
"bon, ho capito, ma io dopo che mi son fatto la lusetti mica vado che so a dichiarare guerra a un paese" "ma mica facciam più le guerre noi e poi cosa ti cambia? se te la dà storta mica dichiari guerre a caso, no?" "no, però metti che sono indeciso" "............" "gran gnocca la lusetti" "già" mi sono ritirato per qualche giorno nella ridente località rivierasca di finale ligure, luogo della memoria dove ho imparato a ricondurre gli strani sommovimenti sotto il costume da bagno alle pulsioni sessuali piuttosto che al principio di archimede. oggi ero l'unico della mia specie (genitore maschio con due figli) senza una gazzetta dello sport, circostanza che mi ha fatto sentire come un esemplare in via di estinzione, tipo la zebra che beve a grandi sorsate dal fiume e improvvisamente, senza che si sia accorta di un beneamato cazzo, un coccodrillo le porta via la faccia. dall'osservatorio privilegiato del mio ombrellone oggi ho potuto apprezzare un'orda di dodicenni infoiati in vacanza con dei nonni dallo sguardo terreo e rassegnato, invecchiati di dieci anni nell'arco di un'estate.
verso le sette di sera la nipote di turno si avvicinava cinguettando e chiedendo al povero vecchio il permesso di andare a prendere un aperitivo con gli amici. la stessa dodicenne che, fino a pochi minuti prima, vagava per la spiaggia insieme al suo gruppo di amichetti declamando a memoria interi brani tratti da "il diario del vampiro" di lisa j.smith. improvvisamente ho capito il tratto segnato di quei volti, la rassegnata tristezza, con quello che si legge sui giornali di questi tempi; ma se fossi uno di quei nonni rinuncerei volentieri a un po' dell'argento che porto in bocca e lo fonderei in un paio di pallottole nuove di zecca da tenere sotto il cuscino e da usare, in caso di necessità, contro quella testa di cazzo di mia nipote. non si sa mai. blaterato da chamberlain75
nelle categorie vampiri, alcol, dodicenni alle ore 21:54 | link
| commenti (1) |