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chamberwho chamberlainn [chiocciola] gmail.com
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siccome questo è un blog a conduzione famigliare i cui lettori sono pochi e fedelissimi, ne approfitto per ringraziarli uno per uno personalmente in ordine sparso. grazie e auguri di buon 2009 a giovanecinefilo quelli che ho dimenticato e quelli che passano di qua ogni tanto con discrezione sono invitati a manifestarsi . un particolare ringraziamento va al mio lettore che scrive da un dominio indiano e che vorrei tanto si facesse vivo you, indian friend, please show yourself. visto che non mi ricordo cosa ho fatto, letto, visto e ascoltato a gennaio 2008 perché è passato troppo tempo, mi limito a quello che vedete sopra: la mia fotografia più bella del 2008. buon anno. blaterato da chamberlain75
nelle categorie buon anno nuovo, 2009 alle ore 11:32 | link
| commenti (5) ![]() in una vecchia strada di questa città, fuori da un vecchio cinema in disarmo, da tempo invaso dai topi e dalle ragnatele, un bel giorno vidi comparire una marea colorata, vivida e confusa, che si muoveva al ritmo di decine di camminate corte e rapide. era un pomeriggio d'inverno, faceva un freddo becco e cercavo un posto dove potermi riscaldare. la vista di quei colori non poteva lasciarmi indifferente e così decisi di portare tutte le tonalità di grigio, verde e marrone che indossavo in mezzo a quell'indistinto e rumoroso colore. mi bastò qualche passo per rendermi conto che le rovine del vecchio cinema erano state rimesse a nuovo, e un pazzo scriteriato aveva deciso di aprire una sala cinematografica dedicata esclusivamente ai film indiani. a brescia la comunità indiana è molto numerosa ed è normale vedere sulle televisioni appese alle pareti dei bar del carmine scorrere a nastro qualche film di bollywood. e quando ci butti l'occhio, li vedi sempre presi a saltare, cantare, ballare oppure strusciarsi, perché nei film indiani non si baciano mai. ma tutti quei colori, quelle musiche e quei balletti mi hanno sempre messo allegria, perché riescono a stemperare la coltre asfaltata e umida che avvolge perennemente questa città. il cinema con i film di bollywood è durato qualche mese, l'entusiasmo iniziale è stato lentamente anestetizzato dal freddo, dalla nebbia e dall'ospitalità tipiche di brescia. ma da allora ogni volta che vedo un film indiano mi viene voglia di infilarmi una parrucca e ballare. e lo stesso effetto l'ho avuto uscendo dal cinema dopo aver visto l'ultimo film di danny boyle, "slumdog millionaire". non ho ancora perdonato danny boyle per la trasformazione di di caprio in un videogioco, è un'immagine che mi ha segnato e della quale probabilmente mi porterò nella tomba le cicatrici, tipo sindrome post traumatica da vietnam. però dopo quella cagata ha fatto film ragguardevoli. e oggi mi esce con un film che mi ha entusiasmato. tecnicamente niente da dire: racconto su tre piani narrativi e temporali differenti che si intrecciano nel ripercorrere la storia di jamal malik, bambino di una baraccopoli di mumbay che passa attraverso una vita d'inferno fino a diventare il ragazzo del tè nel call center di una compagnia telefonica, e a ritrovarsi seduto sulla poltrona di "chi vuol essere milionario", con una sola risposta a separarlo da venti milioni di rupie. ma il vero motore narrativo del film, e della vita di jamal e di tutte le nostre vite, è la ricerca, l'inseguimento di una ragazza, bellissima, di nome latika. il terzo moschettiere che si era perso nel tragitto. quello che però mi ha colpito e impressionato del film di boyle è il suo sguardo sull'india nascosta, sull'india che non si vede nei film occidentali, dove di solito si racconta di qualche ricco ciccione inglese che la attraversa a dorso di elefante e di qualche signorinella impertinente che ha paura dei rettili. la miseria, la fame, la merda, quando si parla dell'india vengono idealizzate e diventano un elemento imprescindibile del paesaggio e della spiritualità di quel paese, quasi che quella merda sia necessaria per l'elevazione spirituale del turista. nel film di boyle invece quella merda è la vita di jamal malik, la vita che deve vivere ogni santo giorno come io e te viviamo la nostra. nessuna idealizzazione, nessuna commiserazione. quella è la sua vita e io te la racconto. è una vita avventurosa, da romanzo d'appendice, che lo porta da una baraccopoli a un'esistenza randagia e al centralino di un call center, ma che significa una sola cosa, che tutti quegli accadimenti portano a jamal malik, che è quello che è, e che sta per diventare, solo ed esclusivamente per la vita che ha vissuto. se la sua fosse una strada già segnata, o si sia semplicemente giocato bene le risposte non sta a noi dirlo. quello che è certo è che jamal malik sapeva le risposte. e le sapeva perché era jamal malik. sul perché mi sia venuta voglia di ballare, restate seduti fino alla fine e capirete. blaterato da chamberlain75
nelle categorie cinema, danny boyle, slumdog millionaire alle ore 12:50 | link
| commenti giovanni allevi per varie ragioni non mi è mai piaciuto. anche a uto ughi deve stare sulle palle e così, quando lo ha visto osannato come un musicista classico di alto rango per il concerto tenuto in senato, si è incazzato. e a ragione.
nel paese delle cravatte rosa sfoggiate come un manganello dal presidente della camera, allevi vale benedetti michelangeli perché lo schiacciamento gravitazionale verso il basso dei cervelli ha ormai raggiunto un punto di non ritorno, dove è impossibile distinguere tra il valore reale e il valore putativo di un artista, tra quello che dovrebbe essere arte e quello che qualcuno ritiene essere arte, finendo come uno che non ha mai visto il mare e si lascia travolgere da un senso di infinito davanti all'idroscalo. i dignitari, i vicere, i lacché, i portaborse che al concerto del senato contemplavano allevi come se fosse la sublimazione dell'arte sono stati ingannati, gli è stato venduto un pacco, un musicista ibrido che piace a chi probabilmente ha visto la musica classica solo dentro al cellophane degli allegati di famiglia cristiana, un musicista che suona il pianoforte ma che resta un musicista pop. ma nel paese delle cravatte rosa, allevi è un musicista classico di livello internazionale. ed è lui stesso che cerca di convincerci. uno che crede di essere stockhausen e vale forse un'unghia di brian eno. allevi è un surrogato vivente di qualcosa che è musica leggera, allevi è il richard calyderman italiano ed è inutile che ce la meni e si infili le matite nei capelli. se sei horowitz non vai a suonare nella band di jovanotti. echeccazzo. stockhausen benedetti michelangeli horowitz allevi blaterato da chamberlain75
nelle categorie musica, scazzo, giovanni allevi, uto ughi alle ore 14:51 | link
| commenti niente terzo capezzolo, niente dita dei piedi attaccate, niente labbro leporino, due genetisti americani dicono che sposarsi tra cugini è bello e non fa male.
succede che il museo diocesano di brescia, nel tentativo di riagguantare le generazioni più giovani prima che queste si dedichino esclusivamente alla fornicazione e al consumo di sostanze stupefacenti, abbia tentato un pregevole esperimento grafico affidando ad alcuni esperti la realizzazione di icone di santi con la tecnica del cartone animato, i santi manga; questo per cercare di rimettere le giovani generazioni in contatto con il linguaggio didattico dell'arte religiosa.
"I giovani e i bambini, soprattutto, hanno perduto questa capacità di guardare le immagini del passato e di scorgere in esse un messaggio o, quanto meno, dare un nome a quello che è raffigurato." devo dire che ieri sera ho avuto la prova, se ce ne fosse stato bisogno, del successo e dell'efficacia che un'iniziativa di questo tipo può riscuotere tra gli infraquattrenni, ma non solo, i quali non appena vedono immagini tipo quella raffigurata qui sotto si rimettono istantaneamente in contatto con una tradizione iconografica secolare, riuscendo a ritrovare la capacità di guardare le immagini del passato e scorgendo in esse un messaggio, ma soprattutto riuscendo finalmente a dare a queste immagini un nome. tipo mia figlia ieri sera: -papà guarda, una winx! ![]() per la cronaca, questo sarebbe l'arcangelo sealtiel. blaterato da chamberlain75
nelle categorie manga, iconografia, santi alle ore 16:41 | link
| commenti (2) Tutto era cominciato con un pagliaccio e un omino con una fisarmonica in mano.
Il pagliaccio era arrivato in città da nove anni. Era capitato lì quasi per caso, senza avere un'idea di quello che lo avrebbe aspettato, ma con il sogno di potersi mantenere facendo il pagliaccio. E così aveva cominciato ad esibirsi in giro per la città, nelle piazze, agli angoli delle strade. E la gente aveva cominciato ad accorrere ai suoi spettacoli che erano diventati sempre più popolari tra uomini, donne, bambini di tutte le nazionalità. Ormai era diventato un pagliaccio famoso in città, e tutto sembrava andare per il meglio. Poi erano arrivati gli sceriffi e il vento era decisamente cambiato. Il pagliaccio era stato arrestato la notte di Natale, il primo Natale dopo l'avvento degli sceriffi, per avere tentato una capriola davanti ad un bambino rom strappandogli un sorriso. Il pagliaccio lo aveva implorato di non fare troppo rumore ma il bambino non si era potuto trattenere di fronte alle sue goffe evoluzioni, e così aveva cominciato a ridere senza controllo. Una guardia che stava pattugliando la zona lo aveva sentito e a nulla erano servite le patetiche giustificazioni del pagliaccio, visto che aveva violato innumerevoli articoli dei codici penali. Avere sollevato per pochi secondi lo spirito di un bambino rom era senza dubbio il reato più grave; ma anche l'essersi portato fuori dalla propria abitazione con abiti considerati sconvenienti ed essersi reso irriconoscibile con un tappo di vino bruciato richiedeva una punizione esemplare. E fu così che il pagliaccio fu condotto in carcere. In carcere il pagliaccio conobbe un vecchio che vendeva rose nei bar il fine settimana, e che si spacciava per un incantatore di serpenti. - Facci uscire da qui, se è vero quello che dici di essere - disse il pagliaccio sfidandolo apertamente. - Ma sono solo un incantatore di serpenti, non posso incantare gli uomini - si schernì il vecchio - Ma questi non sono uomini, sono qualcosa di peggio, sono individui gretti, senza un sogno, senza una speranza, senza una passione, non dovrebbe essere difficile incantarli - disse il pagliaccio cercando di incontrare il suo sguardo. - E' ancora peggio invece, un serpente l'anima ce l'ha ed è più complessa di quello che potresti immaginare, questi invece non hanno niente da incantare. Questi uomini fanno il male, stanno prosciugando questa città da tutte le imperfezioni che pensano di vedere per poterla trasformare in un acquario. Una vasca trasparente dove tutto sia perfettamente ordinato e sotto controllo. Almeno fino a quando qualcuno non deciderà di rovesciare tutto per terra. - Dopo pochi giorni il pagliaccio era stato rimesso in libertà, con la promessa di rispettare il divieto di far ridere e di disturbare la pubblica quiete. Ovviamente, al momento opportuno, egli aveva incrociato saldamente tutte le dita di cui disponeva. Anche quelle dei piedi. Il pagliaccio ancora non si dava pace per quanto gli era accaduto. Venire arrestato in quel modo gli era sembrata un'ingiustizia bella e buona. Ma quella era l'aria che si respirava in città da quando il governo degli sceriffi aveva preso il potere, affidando ordine e sicurezza alle guardie cittadine che pattugliavano le strade di giorno e di notte per assicurare il rispetto del silenzio, del decoro e di tutte le leggi che venivano approvate. All'inizio c'era stata l'ordinanza che vietava di mangiare nei parchi pubblici, poi quella che impediva di bere con la mano sinistra, e ancora quella che vietava di giocare a cricket per non disturbare il gioco del calcio. Poi erano approvati i codici penali, ordinanze di emergenza per riportare la sicurezza in città ed eliminare gli schiamazzi dalle vie del centro e della periferia, e insieme alle leggi era arrivata la distribuzione di manganelli a tutte le famiglie per potersi difendere in caso di necessità. Dopo pochi giorni era stato approvato il divieto di ascoltare musica oltre una certa ora e quello di suonare strumenti musicali in pubblico, poi c'era stato l'obbligo di camminare tenendo lo sguardo dritto davanti al proprio naso, ed infine si era arrivati al divieto di intrattenersi con cittadini di tonalità di colore diverse dal bianco, per scongiurare il rischio di complotti terroristici internazionali contro l'ordine comunale. Quando all'uscita dal carcere il pagliaccio trovò ad accoglierlo l'omino con la fisarmonica, capì che era arrivato il momento di fare qualcosa. Erano passati pochi giorni dalla presa del potere degli sceriffi quando il pagliaccio aveva conosciuto l'omino con la fisarmonica. L'omino con la fisarmonica se ne stava tranquillo sotto i portici del centro quando una guardia gli si era avvicinata per chiedergli se quella che teneva tra le mani fosse veramente una fisarmonica. Perché, in quel caso, gliel'avrebbe dovuta sequestrare e lo avrebbe dovuto condurre al commissariato più vicino. - No, non è una fisarmonica. E' una stufa e serve per riscaldarmi - disse noncurante l'omino. - Una stufa? A me sembra proprio una fisarmonica, con tutti quei tasti bianchi e neri. - Lei non capisce molto di musica, vero? La fisarmonica è tutta un'altra cosa, questa è una stufa e se lei me la sequestra io morirò di freddo. Del resto, se fosse veramente una fisarmonica, non dovrebbe suonare come una fisarmonica? Ed invece io non sento niente, lei sente qualcosa? - disse alla guardia scuotendo con forza la fisarmonica. - Ehm, è vero. Effettivamente non sento musica... - Proprio in quel momento passò davanti a loro un ometto che avanzava sotto i portici con passo corto e veloce, e che portava al collo un grosso orologio. - Ma cosa sta succedendo qui? - chiese l'ometto vedendo la guardia discutere con un omino. - Agli ordini signor Assessore, non succede nulla, stavo effettuando un controllo su questo omino che porta un sospetto strumento musicale. - disse la guardia con voce tremante mettendosi goffamente sull'attenti, rivelando tutta la sua sorpresa per l'incontro inaspettato. - E da quando sarebbe reato suonare una stufa, guardia? - Ma, signor Assessore, ha dei tasti bianchi e dei tasti neri, sembra proprio uno strumento musicale - cercò di sostenere il pubblico ufficiale. - Ma come si permette?! Crede che io non sappia com'è fatta una fisarmonica? Io sono l'Assessore! - Signorno signore! Credo abbia proprio ragione lei. Questa è una stufa e quindi questo omino non sta violando alcuna ordinanza- esclamò la guardia e rivolgendosi all'omino gli disse: - Ha sentito, se ne vada! Sta occupando uno spazio pubblico del comune! L'omino con la fisarmonica si allontanò in silenzio, non riuscendo a capire se lo stavano prendendo in giro o se veramente non erano in grado di distinguere una fisarmonica da una stufa. Il pagliaccio, che aveva assistito in disparte a tutta la scena, si avvicinò all'omino, lo fermò e gli disse: - E' tempo di guidare una rivolta contro gli sceriffi. L'omino lo guardò in silenzio e annuì. (continua, forse) tutto questo solo per dire che chiudere la festa del circo o mandare i vigili alla latteria molloy per controllare il rumore, ed avere in cambio l'elezione di miss brescia in piazza della loggia e quella di miss padania al teatro sociale potrebbe essere solo l'inizio. blaterato da chamberlain75
nelle categorie brescia, festa del circo contemporaneo, latteria artigianale molloy alle ore 16:31 | link
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