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chamberwho chamberlainn [chiocciola] gmail.com
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"Buongiorno direttore, mi ha fatto chiamare?" disse l'inviato aprendo la porta quel tanto che bastava perché lui potesse vederlo in faccia.
"Sì, avrei un pezzo da proporti,accomodati pure" rispose il direttore, indicandogli con un gesto elegante della mano una poltrona vuota davanti alla scrivania. "Grazie direttore ." Due passi, un mezzo giro su sé stesso ed era seduto. Dritto davanti al direttore. "Beh, ecco, è una cosa un po' particolare, è per questo che volevo parlartene personalmente, è un pezzo molto delicato per il giornale visto anche il momento politico, con questa storia dell'alitalia, la crisi, ho paura che ci saltino addosso e ci rompano il culo, quindi mi serve qualcuno in grado di reggere il pezzo" disse il direttore mentre armeggiava con un mozzicone di sigaro nel tentativo di riaccenderlo. "Beh, grazie. Mi fa piacere che abbia pensato a me, e di cosa si tratta?" chiese incuriosito l'inviato. "Vedi, come sai io ci tengo che il giornale sia prima di tutto un buon prodotto di informazione, che serva alla gente per capire quello che sta succedendo ma consenta anche una crescita intellettuale del lettore, sarò presuntuoso ma sono convinto che il nostro compito sia quello di aiutare i lettori a farsi un'idea precisa delle cose. E di cose da capire adesso ce ne sono tante, il paese sta andando a puttane e la gente non se rende conto, questi guardano la televisione, vedono quattro culi, due partite di calcio e il mondo torna a sorridere. Ma noi sappiamo che non è così, vero?" Il direttore iniziò a tirare con soddisfazione dal sigaro resuscitato, mentre il povero inviato cominciò a muoversi nervosamente, eccitato da quella che si prospettava come una grande occasione, un pezzo vero su cui sbattersi come un giornalista vero. "Vero direttore" disse, tentando di imprimere alla propria voce un tono convinto, mentre una nuvola di fumo lo avvolgeva lentamente. "Ecco perché ci sono dei pezzi che ad un certo punto vanno scritti e che vanno scritti in un certo modo, anche se si toccano argomenti che a qualcuno possono sembrare indelicati." "Ho capito direttore." "Me lo auguro che tu abbia capito, perché questo pezzo va scritto bene e va scritto senza pensarci troppo". Il direttore posò il sigarò sul portacenere, mentre la nuvola di fumo si faceva sempre più spessa. "Insomma, ci sarebbe questo cavallo, questo Varenne, che è rinchiuso in una specie di pensionato per vecchi campioni ed è lì per aiutare questa gente e tanti allevatori a perpetrare il suo talento e a generare una stirpre di cavalli vincenti." "Mi scusi? Non ho capito bene, Varenne il cavallo?" "Precisamente. Vedi, credo che in questo momento storico sia una bella metafora, insomma, il vecchio campione italiano che anche dopo avere lasciato le corse continua a tenere alto il nome del paese, non se se mi spiego." "Si spiega benissimo direttore ma cosa vuole che faccia, un articolo su un cavallo che monta? Che cazzo ci scrivo?" "Perdindirindina! Sei o non sei un giornalista? E' una storia bellissima, di questo cavallo che è stato un campione e che si è guadagnato allori in tutto il mondo e che adesso sta generando una stirpe di purosangue della grande razza italiana, e per preservarne la purezza viene fatto accoppiare con una sagoma per poi spedire il seme in tutte le parti del mondo! E' una metafora di quello che stiamo vivendo, del valore delle nostre radici e dell'italianità!" "Un po' come Rocco Siffredi, direttore?" "Ah, piccolo inutile scribacchino, si vede che non capisci un cazzo del grande disegno. Vai e portami il pezzo, lo voglio per giovedì mattina sul mio tavolo." "Vabbè, vedrò se mi viene qualcosa." purtroppo qualcosa gli è venuto. blaterato da chamberlain75
nelle categorie giornali, corriere, la monta di varenne alle ore 12:35 | link
| commenti (2) ma gente come lilli gruber o simona ventura, che si sono fatte scartavetrare, piallare, rimettere in bolla i connotati e che si presentano in televisione con quelle facce di formica che sembrano uscite da dick tracy, facendosi puntare addosso una luce tipo il faro di creac'h, non possono essere veramente convinte che non si veda. no perché in questo caso la chirurgia estetica sarebbe la prova regina del fatto che le femmine sono un genere inferiore.
blaterato da chamberlain75
nelle categorie televisione, otto e mezzo, lilli gruber, maschilismi alle ore 10:13 | link
| commenti partiamo dal presupposto che nessuno di noi può ragionevolmente pensare di dare un giudizio sulla scuola elementare fondandosi esclusivamente sui propri ricordi personali. a meno di non avere dei figli in età scolastica o di essere dei pervertiti in contatto quotidiano con dei bambini di sei anni, è incredibile constatare quanto cazzo siano piccoli quei simpatici ometti in miniatura.
nel senso che se non sapessi che fanno le elementari penserei ad un'evasione di massa da un asilo nido aziendale. sono proprio piccoli e non solo come dimensione. se penso a me stesso seduto su un banco di scuola però mi vedo già alto un metro e settantacinque con barba e peli sul pube, consapevole, bellissimo, sessualmente emancipato e caratterialmente formato. ma questa è l'immagine che oggi proietto su me stesso allora. sono certo di non essere com'ero allora e soprattutto di non essere stato come oggi ricordo. questo per dire che non se ne può più di tutta questa gente che quando si parla di riforma della scuola, grembiulini, voti, maestro unico esordisce dicendo "Ma insomma, non mi sembra che la nostra scuola sia stata così pessima, mi pare che siamo tutti venuti su abbastanza bene, no? E allora perché lamentarsi del maestro unico?" frase che viene pronunciata con disinvolutra anche da chi le elementari le ha fatte con pascoli come compagno di banco e con i caratteri mobili di gutenberg nell'astuccio. "le mie scuole elementari sono state la culla della mia formazione umana e intellettuale, il luogo dove ho gettato le fondamenta per la mia esistenza futura." tutte palle. almeno per me. per quanto mi riguarda le scuole elementari erano un ritrovo di piccoletti, nemmeno troppo simpatici. erano gente che si pisciava addosso durante la lezione (non io) o che si metteva a sparare in classe con le pistole giocattolo (io), assembramenti di piccole zucche vuote alla ricerca di una merendina per la ricreazione, gente che piangeva quando entrava in classe perché non voleva lasciare la mamma (non io) o che cercava di corrompere sessualmente le compagne di classe offrendo una variegata e prestigiosa collezione di gomme da cancellare (io). non ricordo grembiuli, ma mia madre dice che si portava la casacca. non ricordo voti, non ricordo giudizi, non ricordo un cazzo. o meglio non ricordo che niente di tutto questo abbia contribuito a rovinare il mio sviluppo e la mia crescita umana. alle elementari o trovi un bidello che te lo fa vedere nei bagni o un maestro che viene a scuola vestito da donna, altrimenti non resti traumatizzato da un grembiule azzurro. certo, dovrai scendere a patti con il tuo senso estetico, ma se sei nell'età in cui accetti di rapportarti a robe come i gormiti o le brats è il minimo che tu possa fare senza vergognarti. questo però non giustifica che di colpo si vogliano far diventare le scuole delle piccole filiali di banca mediolanum. e allora bisogna tagliare perché in un'azienda se ci sono troppi costi si tagliano i dipendenti, e in un'azienda se non si è in attivo si deve cambiare. basta guardare dieci minuti di porta a porta (oltre i dieci minuti si supera la dose media singola e si va in carcere per droga e qualche reato minore) in cui si parla di riforma della scuola. un gruppo di anziani che pontifica sul fatto che quelle piccole canaglie comuniste devono portare il grembiule, devono alzarsi in piedi quando entra il prof., devono portare rispetto, devono dare del lei. altrimenti non si sa dove si va a finire. si diventa bulli. si picchiano le vecchie e gli handicappati. si fanno i filmati porno. si mettono su internet che andrebbe seriamente regolamentata. poi bevono, guidano, si drogano, fanno gli incidenti e diventano dei terroristi. ma non tutto è perduto. la scuola può essere riformata, il problema è che tutto quello che riguarda la scuola elementare non sembra deciso per le piccole canaglie, ma per loro i genitori, e la parola d'ordine è una: rassicurazione. la scuola elementare deve diventare la coperta di linus di una generazione di squinternati. ordine, disciplina, grembiuli, tempo prolungato, tempo ristretto, non pisciarsi addosso, alzarsi in piedi, dare del lei. sono tutte cose che servono per tranquillizzare genitori ansiogeni e pericolosi, che così possono convincersi di avere dato alla luce il nuovo briatore, il nuovo hemingway (attenzione ai divani puliti), il nuovo vieri, e continuare a coltivarlo impegnandolo in tutti gli sport in cui avrebbero voluto eccellere ma in cui hanno miseramente fallito, senza doversi preoccupare della scuola e di quello che succede tra quelle quattro mura. e là dove il talento del proprio piccolo idiota non viene riconosciuto e valorizzato ci sarà sempre un maestro frustrato e fallito, scoria sociale da rimuovere, a cui addossare tutta la responsabilità. perché quello che conta è l'equilibrio apparente di una scuola ordinata e simmetrica, come un'inquadratura di kubrick, dove ogni cosa ha un suo contrario, ed ogni contrario è il male. una bella scuola dipinta di bianco, lineare ed ordinata, abitata da bambini lineari e ordinati dove tutto possa scorrere placido come nell'alveo di un fiume. come quelle belle scuole del nordeuropa, bianche e organizzate e incredibilmente efficienti. come le scuole finlandesi dove tutto fila liscio e, solo una volta ogni tanto, qualcuno sceglie di fare una deviazione imprevista. ma solo per poco. solo una volta ogni tanto. poi tutto torna a scorrere. molto ordinatamente. blaterato da chamberlain75
nelle categorie politica, scuola, gelmini, riforma scolastica alle ore 15:57 | link
| commenti (3) da domani si dorme!aprire una cartoleria alla magliana.
adesso. blaterato da chamberlain75
nelle categorie alitalia, millionaire, come fare soldi alle ore 12:21 | link
| commenti io, veramente, quei genitori esaltati davanti al mignotteggiamento televisivo delle proprie figlie che si dimenano con addosso scampoli di stoffa buoni per le barbie, appoggiati a caso su alcune parti anatomiche in un programma come "veline", proprio non riesco a capirli.
una figlia dovrebbe coltivare il suo sogno di mignotteggiare libera affrontando duramente i propri genitori in discussioni violente in cui questi, ultimi paladini di valori ormai perduti, dovrebbero osteggiare la libera determinazione della figlia di diventare zoccola. loro dovrebbero impedirle di uscire e lei dovrebbe minacciare il suicidio. lei dovrebbe scappare nottetempo dalla finestra e loro passare la notte a telefonare a carabinieri, polizia stradale ed ospedali. come nelle migliori famiglie. e invece te li ritrovi sotto il palco, inquadrati in un bel primo piano. felici. inebetiti davanti alle figlie nude. si dimenano come indemoniati nelle loro camicie arancioni o verde pisello in tinta con la montatura degli occhiali. felici di vedere come la loro creatura diciottenne sappia dimenarsi come un'assatanata, e lo faccia senza essere intimorita dalla presenza delle telecamere, della giuria e del pubblico. e senza incazzarsi come tori al pensiero che se la loro piccola è così disinibita davanti a milioni di persone, figurati cosa fa quando è in una camera in numero pari/dispari. come se la mucca festeggiasse ogni volta che il vitellino viene portato al macello. forse non si rendono conto. o forse sottovalutano le conseguenze. posso capire che dietro a questo atteggiamento ci sia un insano desiderio di successo e riscatto personale attraverso il culetto sodo della propria bambina. anche se il fatto che questo comporti duro lavoro, sudore, palestra, sudore, divani, sudore, spazi angusti sotto le scrivanie, sudore, dovrebbe far rabbrividire. ma quello che non capisco è dove siano finiti quei bei padri di una volta, sessant'anni per sessanta metri cubi, scolpiti nelle montagne e con due mani che sembrano badili, quelli che in una trasmissione come veline salirebbero sul palco gridando come dei forsennati interrompendo a manate il balletto, ordinando alla propria figlia di rivestirsi che si fanno i conti a casa, zoccola, e che accecati dalla gelosia e dall'odio accopperebbero ezio greggio. a mani nude. |