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chamberwho chamberlainn [chiocciola] gmail.com
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quando in politica internazionale una cosa sembra decisamente una vaccata i casi sono due: o sfuggono i meccanismi più o meno reconditi che muovono le relazioni internazionali, oppure è decisamente una vaccata.
lasciare che la condanna a morte di saddam hussein venga eseguita mi pare appartenga alla seconda categoria. uccidere saddam è evidentemente male perché si fa un martire di uno a cui del credo religioso non glien’è mai fregato una beneamata mazza. e i martiri in medio oriente sono beni preziosi come il petrolio, servono a riscaldare le masse e a creare nuovi occupati nel mercato sempre aperto della resistenza all’occidente invasore e prepotente. lasciare che questo accada fa effettivamente pensare che la strategia post bellica in iraq sia gestita da qualcuno un gradino sotto topolino. ma il punto potrebbe anche essere un altro. autonomia è democrazia nella sua massima espressione, quindi se esporti la democrazia devi mettere in conto di esportare anche il rispetto per la democrazia stessa, quindi per l’indipendenza e l’autodeterminazione di una nazione. se questa nazione istituisce un tribunale speciale il cui funzionamento è regolato dalla legge irachena esistente, questo non potrà che essere una delle massime forme di espressione dell’ autonomia e della democrazia che hai voluto imporre. a cose fatte ti sentirai quindi legittimamente dire, mi hai dato la libertà ed io adesso me la tengo stretta e ci faccio quello che voglio, altrimenti che cazzo di libertà sarebbe? a questo punto va benissimo che tutti si mettano a gridare nessuno tocchi saddam, ma forse bisognava pensarci prima, quando il processo normativo in iraq era in pieno corso e la pena di morte è stata reintrodotta. quello era il momento in cui imporre una linea: vi abbiamo portato la democrazia e adesso vi portiamo anche il rispetto dei diritti umani, quindi eliminate la pena di morte dalla vostra legge penale. che vi piaccia o no. sarebbe stato un atto di ingerenza nella sfera di autonomia politica di uno stato sovrano? forse. certamente non più invasivo della destituzione con l’uso della forza di un dittatore o dei bombardamenti e certamente lo si sarebbe potuto ricondurre ad un contributo del "regno del bene" alla ricostruzione politica, sociale e civile di un paese distrutto. una halliburton dei diritti umani. perché se proprio vuoi fare l'esportatore di un prodotto complesso come la democrazia devi fornire anche un adeguato know-how prima di lasciare che il nuovo adepto la utilizzi liberamente. la morte in mondovisione di saddam hussein sarà non solo la nascita di un nuovo martire a cui inneggiare contro la prepotenza occidentale, ma sarà la prova evidente del fallimento di qualsiasi tentativo di esportare i "valori più profondi" delle democrazie occidentali. perché se non ci riesci nemmeno con le bombe... blaterato da chamberlain75
nelle categorie iraq, politica internazionale, pena di morte, saddam hussein alle ore 11:48 | link
| commenti (3) ![]() ieri sera in un posto al sole, sempre di più la risposta italiana a lost, la chiattona carmen, che fino a ieri era un incrocio tra cenerentola'80 ed una pastorella del presepe, si è trasformata in una mignotta cocainomane. a natale tutto è più buono, soprattutto quello che si fumano gli sceneggiatori. blaterato da chamberlain75
nelle categorie televisione, carmen, un posto al sole alle ore 11:47 | link
| commenti (4)
the godfather of soul, secondo alcuni il più importante musicista americano alla faccia di elvis e dylan, si è dimenticato la moglie fuori di casa.
![]() ovvero del fatto che le cose più interessanti
che arrivano dagli stati uniti ultimamente arrivano dalla televisione pausa natalizia con una canzone da ascoltare in heavy rotation e con la serie televisiva più bella di sempre studio 60 on the sunset strip o almeno così dicono quelli che la sanno lunga talmente bella che non si sa se ne faranno una seconda serie io ho visto solo la prima puntata per ora potrebbero avere ragione blaterato da chamberlain75
nelle categorie tv series, studio 60 in the sunset strip alle ore 16:20 | link
| commenti (3) nessuno chieda di rispettare con il silenzio la morte di piergiorgio welby.
se piergiorgio welby avesse voluto morire in silenzio e senza polemiche politiche e civili lo avrebbe potuto fare tranquillamente, chiuso nella sua camera da letto con un medico compiacente e senza farne una questione di stato. sono cose che capitano. ma se la sua volontà di morire è diventata una questione di stato è perché lui ha voluto così. ha voluto che la sua la sua esperienza diventasse un paradigma, il punto di non ritorno da cui squarciare la nebbia che avvolge tutti quelli che oggi vivono (o non-vivono, secondo i punti di vista) nel suo stato. welby voleva morire ed è morto come voleva. ma se ha atteso tutto questo tempo per farlo è perché si è fatto carico di quello di cui ci saremmo dovuti far carico tutti noi, che abbiamo ancora il dono della parola e del movimento. noi che abbiamo ancora quella che per welby era la vita vera. ed invece ci ha dovuto pensare lui, nella sua prigionia infame, a chiedere che se ne parlasse. e a fare in modo che tutti ci guardassimo allo specchio scavando in quell'angolo nascosto dentro di noi, dove galleggia il pensiero del cosa vorrei io se un giorno mi trovassi al suo posto. ma ora che ha fatto quello che ha sentito di dover fare, ora tocca a noi. nessuno resti in silenzio per rispetto della vita umana, di fronte alla morte di un uomo, di fronte ad una vicenda tragica. il silenzio pietoso che chiede a gran voce chi vorrebbe seppellire questa faccenda insieme al cadavere di welby. il silenzio ora equivale a condannare definitivamente ad un'esistenza fatta di grida silenziose dieci, cento, migliaia di welby. blaterato da chamberlain75
nelle categorie eutanasia, welby, accanimento terapeutico alle ore 10:38 | link
| commenti (7) blaterato da chamberlain75
nelle categorie eutanasia, piergiorgio welby, accanimento terapeutico alle ore 11:39 | link
| commenti (3) |